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Io sono Emma: il libro sui gruppi di parola di Carmen Cenere

L’ultimo libro sui gruppi di parola di Carmen Cenere

Presentazione di “Io sono Emma

La gioia per bambini e genitori di stare assieme, anche in due case separate.
La possibilità di parlare di questa realtà ai bambini più piccoli.

Contenuto

Una bambina presenta se stessa, la casa dove vive con la mamma, la casa dove vive con il papà.
Alcune situazioni quotidiane con l’uno e l’altro, e la gioia e l’allegria di stare insieme.
Ci sono alcune schede operative per il bambino-lettore.

Motivazioni

I bambini possono riconoscersi, trovare delle somiglianze tra la propria realtà e quella della protagonista.
Possono avere degli spunti per parlare della stessa con mamma e papà, fare domande ed esprimere emozioni. Ci sono dei sentimenti relativi alla gioia, all’allegria, al piacere di stare insieme. Si possono cogliere il senso di appartenenza, la tenerezza, la sicurezza, la conferma, il calore delle relazioni con la mamma e il papà.

Per i genitori può essere uno stimolo alle loro responsabilità e una sollecitazione alle loro competenze, pur e soprattutto nella situazione di separazione e divorzio.
L’evidenza chiara di quanto viene proposto emerge dalle parole e dalle immagini del testo.

La pubblicazione risponde ad un’esigenza di parlare delle tante realtà che i figli oggi vivono e che non trovano riscontro, o scarso, per tanti motivi, su testi per bambini, o quantomeno da loro facilmente usufruibili.
Nello stesso tempo, per i genitori dei bambini più piccoli, il testo è un’occasione per ‘parlare’ delle loro vite organizzate separatamente.

La parte operativa offre lo spunto ai bambini di sentirsi a pieno diritto di parlare della realtà che vivono, concretizzandola con quegli aspetti che per loro sono significativi.

Perché un testo di questo tipo?

Perché è una realtà di tanti bambini oggi vivere con i genitori in due case diverse, e mettere in evidenza le cose piacevoli delle relazioni tra figli e mamma e papà significa sottolinearne il significato e la continuità delle stesse, sia per i bambini che per i genitori.

L’autrice del testo è Carmen Cenere
Pedagogista, mediatrice familiare
Esperta in clinica familiare
Conduce gruppi di parola per figli di genitori
Si occupa di genitorialità, gestione dei conflitti, separazione e divorzio.
Via Giovanelli, 23 – 38122 Trento
Cell. 349.0541427
carmencenere@gmail.com

L’illustratrice del testo è Elena Meneghetti
Diplomata all’accademia di Belle Arti e laureata al DAM di Bologna.
Ama lavorare con i bambini e per i bambini.
www. elenameneghetti.it
E-mail: meneghettielena@gmail.com

ACQUISTO ON LINE PRESSO commerciale@gruppoart.com

download: Emma1.pdf
download: Emma2.pdf

Il mare di Amì

Un nuovo libro per i bambini e non solo.
dal 20 marzo in Libreria

Il mare di Amì …..

……. Salim e Aisha rimasero amici e capirono che l ‘Avventura di essere Amici speciali per la vita non era finita, ma solo trasformata. Proprio come il mare.

Capirono anche che per fare delle buone risalite bisogna prima riconoscere le profondità.

Quando mamma e papà si separano non si interrompe solo un progetto di vita e d’amore tra un uomo e una donna. Inizia un radicale processo di trasformazione che, inevitabilmente, coinvolge i figli. Indipendentemente dall’età, i bambini si trovano ad affrontare importanti cambiamenti e disagi. Ma anche forti emozioni come paura, sensi di colpa, rabbia e tristezza che, spesso, non sanno come esprimere. Per ritrovarsi nella nuova geografia famigliare servono un po’ di tempo e, soprattutto, il giusto sostegno. Un sostegno che passa anche attraverso le parole. Il mare di Amì è una fiaba ricca di poesia che risponde al bisogno di tanti genitori ed educatori di avere gli strumenti per aiutare se stessi e i figli ad affrontare questo doloroso passaggio. È un libro da leggere insieme ai ragazzi, per far loro comprendere quello che sta accadendo senza perdere la fiducia, per farli sentire riconosciuti nei loro bisogni e dare gli spunti che, attraverso l’immedesimazione nella fiaba, permetteranno di esprimere emozioni e domande che, altrimenti, resterebbero chiuse nella loro testa. Ecco perché questo libro è diviso in due parti. In una c’è la storia di Amì, un giovane delfino, e della sua famiglia alle prese con la separazione. Dall’altra, c’è una guida che si rivolge agli adulti, genitori, nonni, zii ed educatori.

Il consiglio per i grandi è di leggere prima la guida e il libro da soli. E, poi, di affrontare insieme ai bambini la storia di Amì.

Ilaria Marchetti, mediatrice familiare presso il suo studio e mediatrice penale in ambito minorile per il distretto di Corte d’Appello di Brescia; è presidente dell’Istituto di Mediazione Familiare e Sociale. Da anni si occupa di separazione/divorzio, adolescenti devianti, supervisione e formazione nelle pratiche di gestione dei conflitti.

Presso lo Studio Itaca a Salò e l’ Istituto di Mediazione a Brescia, conduce Gruppi

Andrea Cozzo, «Nel mezzo»

Microfisica della mediazione nel mondo greco antico, Pisa: Pisa University Press 2014.

La società contemporanea, bisognosa di ricostruzione del senso della comunità, va lentamente scoprendo forme di risoluzione dei conflitti alternative a quelle giuridiche, rigide e astratte. Ma pratiche di questo genere erano conosciute e sperimentate a tutti i livelli già nel mondo greco: nei rapporti interpersonali, in quelli interni alla polis (parentali, amicali e sociali) e in quelli tra le poleis.

Di più, l’organizzazione concettuale che le sorreggeva sembra essere, nei Greci, una forma mentis attiva anche in altri ambiti, ad esempio nella concezione delle competizioni sportive e nelle teorie politiche. Interessato a tutto ciò, il volume parte da una riconsiderazione della nozione greca di mèson, “mezzo” o “centro”, di cui Marcel Detienne, Jean-Pierre Vernant e poi Nicole Loraux sono stati i più illustri studiosi, e ne mette in luce le ulteriori connotazioni di “spazio di mezzo contiguo alle parti”.

Sotto questo aspetto, il mèson si rivela non più come centro equidistante dalle parti (secondo la visione di Detienne e Vernant) né come punto dello scontro violento tra di esse (secondo la linea degli studi della Loraux), ma come il luogo terzo della gestione costruttiva del conflitto. I tre capitoli che – con una Prefazione di Gianni Scotto, docente di International Conflict Trasformation presso l’Università di Firenze – compongono il libro individuano ed analizzano le pratiche, ad opera di terze parti, di costruzione della pace con mezzi pacifici, le loro dinamiche e le loro rappresentazioni simboliche, al livello micro dei rapporti interpersonali, al livello meso dei rapporti intrapoleici e al livello macro dei rapporti interpoleici. In primo luogo viene descritto il funzionamento della più nota forma di terzietà, quella che si esprime nella figura del giudice dei tribunali (operante in modo non dissimile da quella del giudice di gara).

Quindi, a tutti e tre i livelli prima menzionati vengono studiate le forme di arbitrato (pubblico e privato; conciliativo, equo, giudicativo), di mediazione e di interposizione, con le relative modalità di attuazione. Sono analizzate inoltre anche altre configurazioni di gestione dei conflitti – come quella dei cosiddetti tribunali stranieri o quella prevista in risposta ad una petizione, nonché quella che vede i potenti operare in modo arbitrale anche all’interno di veri e propri processi – che si sviluppano dal periodo ellenistico in poi. Vengono aperte infine alcune ‘finestre’, a cui ci si affaccia attraverso lo sguardo degli storici scriventi in greco, su alcuni momenti altamente conflittuali della storia di Roma (le proscrizioni del I sec. a.C.) e di quella della religione cristiana (il concilio di Nicea). Le fonti prese in considerazione sono tanto storiche e letterarie (più o meno da Omero a Giuliano l’Apostata) quanto epigrafiche e papiracee (per lo più quelle presenti in specifiche raccolte di iscrizioni relative ad arbitrati interpoleici, o individuate sulla base di citazioni fatte da altri studiosi).

Viene fuori dalla ricerca il quadro di un mondo greco che nella gestione dei conflitti conosce e mette in pratica varie ed articolate modalità extragiudiziali costituenti una sorta di ‘diritto gentile’. Quest’ultimo presenta la struttura di un gioco ‘a somma positiva’, e vige accanto, e spesso in alternativa, al gioco ‘a somma zero’ dei tribunali, delle lotte civili e delle guerre.
Esso si fonda principalmente sulla relazione di equivicinanza, sulla capacità diplomatica, sull’intenzione di conciliare e di far vincere tutte le parti evitando che una di esse risulti sconfitta o anche soltanto perda la faccia, sul principio di gradualità nella eventuale costrizione e in ogni caso sulla presa in carico della sofferenza, ad opera del terzo, della parte soccombente. Il ‘diritto gentile’ è orientato al futuro, cioè alla ricostruzione della relazione, piuttosto che al passato (o solo ad esso), cioè all’individuazione del colpevole. Suoi rappresentanti sono figure di persone che agiscono con modi informali e senza ricorrere ad alcun tipo di forza: individui autorevoli che rinunciano a gestire il conflitto per mezzo della loro pur legittima autorità, anziani provvisti soltanto della loro saggezza, amici e parenti (anche città-parenti) delle parti in lite che sono a loro pari per status, ma soprattutto donne. Le inermi figure femminili, che conoscono soltanto lo spazio privato e che in quanto madri, mogli, figlie o sorelle sono per definizione portatrici di relazione e dunque in mezzo – risultano anzi ‘portatrici’ per eccellenza e al massimo grado del ‘diritto gentile’.

Evitando di concepire il mondo greco all’interno delle opposte categorie dell’“irenismo comunitario” o della “bellicità perenne” (esterna o interna alla polis), c’è dunque spazio per una storia che, adeguatamente alle esigenze dei nostri tempi, illustri i tentativi fatti, nella realtà e nelle idee, per salvare, insieme, la giustizia e le relazioni umane.